“E’ curioso che Renzi abbandoni la “rottamazione” proprio adesso. E’ stato uno strumento di potere straordinario per eliminare dalla scena leader Pd che facevano ombra per la loro autorevolezza politica. Ora quale sara’ lo strumento per eliminare i potenziali concorrenti per la carriera personale del sindaco di Firenze? Forse la provenienza geografica o correntizia? Siamo in attesa di saperlo prima che parta il confronto congressuale”.
Renzi, via la rottamazione? E adesso cosa arriva per eliminare i concorrenti interni?
Pd, ok Fioroni. Senza cattolici democratici Pd sfregiato.
“Fioroni ha ragione. Qualunque candidatura alla guida del Pd al prossimo congresso non puo’ prescindere dall’esperienza e dalla cultura popolare e cattolico democratica. Senza il contributo di quest’area il Pd sarebbe oggettivamente monco e sfregiato”.
Pd e Governo, adesso risolvere i problemi. Sospendiamo le crociate ideologiche.
“L’antiberlusconismo militante e’, da sempre, l’elemento che unifica tutti i partiti e i movimenti alternativi al centro destra. Ma adesso, con l’attuale quadro politico eccezionale e del tutto singolare dopo il risultato elettorale, e’ forse opportuno concentrarsi a risolvere i problemi degli italiani e non passare il tempo a rispolverare la guerra tra guelfi e ghibellini. Per quello aspettiamo la prossima campagna elettorale”.
Epifani, una figura giusta per evitare la deriva del Pd.
L’elezione di Guglielmo Epifani a segretario nazionale del Pd puo’ rimettere in sesto un partito che nelle ultime settimane ha rischiato di implodere. Prospettive politiche diverse, linguaggi alternativi che si confrontano, forti contrapposizioni personali e una eccessiva frammentazione correntizia sono e restano i motivi principali all’origine della caduta di credibilita’ e di fiducia del Pd e nel Pd. Ora la rotta si puo’ invertire. Certo, il passaggio e’ stretto e le difficolta’ non mancano. E il Governo di “servizio”, come lo ha definito Enrico Letta, e’ una prova durissima per la tenuta del Pd da un lato e la concreta azione riformista dell’esecutivo dall’altro. Le difficolta’, accompagnate dalle contraddizioni di questa fase politica, non mancano. Ma e’ proprio con queste contraddizioni e con queste difficolta’ con cui occorre fare i conti. E’ inutile esorcizzarli con acrobazie ed equilibrismi. E Epifani in questa fase puo’ essere la figura giusta per ricomporre i vari tasselli del mosaico. Uomo equilibrato, di buon senso con una forte esperienza nel dirigere organismi fortemente rappresentativi e di massa. Ma anche profondamente rispettoso del pluralismo culturale interno al Pd. Sottolineo questo aspetto perche’ lo tsunami grillino che ha attraversato l’Italia ha, purtroppo, anche contagiato il Pd e larga parte della sua stessa classe dirigente. Soprattutto quella periferica. Un’ondata che ha portato, tra l’altro, ad una conclusione pericolosa e molto insidiosa per la stessa sopravvivenza del Pd. Ovvero, un partito di governo e riformista come il Pd non puo’ continuare ad essere attraversato da ondate populiste, demagogiche e antipolitiche che possono metterlo duramente a rischio. Un partito come il Pd deve avere una guida politica sicura, una linea politica chiara ed un progetto che non si fa condizionare dagli umori momentanei e passeggeri. Sotto questo versante la scelta di Epifani come segretario nazionale puo’ dare quelle certezze capaci di far uscire il Pd dalle secche in cui si e’ cacciato. Una figura abituato a governare organismi rappresentativi di massa e, soprattutto, un esponente che non ha nel suo dna la volonta’ di escludere qualche “sensibilita’” o cacciare chi dissente. E questa, forse, e’ la ragione decisiva che puo’ fare di Epifani il “pacificatore ” all’interno del Partito democratico. Al di la’ dei soliti ipocriti che si scatenano contro le correnti e dimenticano, come da copione, di essere da sempre esponenti di correnti organizzate, se non militarizzate, e’ indubbio che la frammentazione del Pd di oggi non puo’ piu’ continuare. Va bene il pluralismo culturale e ricchezza delle varie sensibilita’ ideali ma e’ indubbio che un partito non sopravvive a se stesso se non riesce a trovare un punto di sintesi. E in una stagione politica in cui il Pd e’ chiamato a governare con il suo avversario piu’ irriducibile e implacabile, cioe’ con Berlusconi, e’ persin ovvio che serve una guida politica autorevole e capace di ricondurre ad unita’ le varie correnti. Quello che verra’ dopo si vedra’. E’ inutile prevedere oggi quello che capitera’ domani. Ed e’ ancor piu’ inutile ipotecare oggi la futura segreteria nazionale. Sara’ il congresso liberamente a decidere. Ma soprattutto sara’ la politica a dire se questi 6 mesi sono stati spesi per rilanciare il Pd e la sua strategia riformista oppure se il tutto si limita ad una gestione all’insegna dell’ordinaria amministrazione. E proprio l’ex segretario generale della Cgil puo’ dare risposte serie e convincenti ad una “mission” che il Pd attende da tempo, soprattutto dopo lo squallore offerto da tutti quei franchi tiratori che hanno deciso di affondare Marini e Prodi come candidati alla Presidenza della Repubblica. Una mission che si riassume in una scommessa: ridiventare un partito centrale nella politica italiana capace di offrire a tutti gli italiani una ricetta riformista per il governo del paese.
Pd, Epifani unisce il partito e rispetta il pluralismo interno. Puo’ farcela.
“L’elezione di Epifani e’ importante per due motivi. Innanzitutto perche’ unisce il Pd in un momento difficile e complicato in cui il partito e’ al governo con il cento destra. E, in secondo luogo, perche’ Epifani e’ profondamente rispettoso del pluralismo culturale che caratterizza il Pd. Nessun anatema, nessun linciaggio verbale, nessuna “cacciata” dal partito e, soprattutto, nessuna pregiudiziale personale e politica. Elementi, purtroppo, non cosi’ comuni nella vita interna al partito”.










